Ugo Betti per i giovani: premiati i talenti del nostro istituto

“I grandi poeti hanno l’istinto della verità, ma di quelle verità che più splendono come più ci allontaniamo col tempo. Essi sono simili ai fari del mare: da presso non hanno luce: rifulgono soltanto da mezzo il mare, e la loro luce serena è di conforto nel periglio e nella morte. Perciò le opere dei grandi poeti sono chiuse sotto sigilli, ed ogni età ne comprende quel tanto che è a lei confacente”. (da Alfredo Panzini, La lanterna di Diogene, Milano 1907)

Questa citazione si addice in modo particolare ad Ugo Betti: è quello che accade quando si leggono i suoi testi, siano essi poesie, novelle o drammi. La nostra età, così piena di sollecitazioni e al tempo stesso di contraddizioni, è come se stesse togliendo i sigilli a quelle opere in cui l’autore camerte ha trattato temi particolarmente attuali, come quello della città. 

Riflettere sulla città e sui cambiamenti che la storia impone: questo il tema scelto infatti per l’edizione 2026 del Premio Ugo Betti per i giovani, promosso dal Comune di Camerino e dal Centro Studi teatrali e letterari Ugo Betti.

Il brano che ha costituito fonte di ispirazione per gli studenti della Scuola secondaria di II grado è tratto da L’Erba della Murana, una delle novelle pubblicate dall’autore su periodici e riviste, mai in raccolte, di cui esistono cinque edizioni scritte tra il 1940 e il 1951.  L’erba della murana, cioè l’erba parietaria detta anche muraiola, contraddistingue l’argine del fiume (verisimilmente il Tevere), un luogo di felice ritrovo di giovani che sdraiati in cerchio per interi pomeriggi passano il tempo a giocare con le carte a soldi finché non si accendono le luci della città in lontananza. L’erba della murana rappresenta molto più di un semplice quartiere che assiste impotente alla urbanizzazione feroce e alienante: un microcosmo intatto e intangibile, in cui i giovani vivono felici, lontani dallo scorrere inesorabile del tempo e lontani dai cambiamenti veloci che la storia stava imponendo nel secondo dopoguerra. Il quartiere sul fiume rappresenta un luogo iconico, dove si preservano gli affetti attraverso una vita semplice ma vera, in contrasto con il vuoto della classe borghese. In questo divario, in questa perenne “separazione”, si matura anche la Roma di Pasolini, che metterà in luce tutta la contraddizione del crescente boom economico di quegli anni. Allora certe zone sembrano restare estranee alla nuova era dell’urbanizzazione imperante e sebbene dimenticate vengono riabilitate da una sorta di sguardo creaturale grazie al quale assumono un valore sacro, un anelito alla purezza e alla fraternità come alternativa al progresso.

In molte delle sue novelle Ugo Betti è riuscito a toccare alcuni aspetti nodali del processo di trasformazione urbanistica della metà del Novecento, anticipando le più note riflessioni che Pasolini dedica alla città, criticando l’omologazione del consumismo ed esaltando la bellezza ideale di una città legata alla sua storia e al suo paesaggio naturale che rischia di essere deturpata o cancellata.

Ugo Betti assegna alla città un valore reale e un altro molto più profondo di carattere simbolico, in cui è possibile leggere desideri, sogni, speranze, valori, affetti. Ed è proprio attraverso questa duplice visione che l’autore ci fa entrare nelle sue città: L’erba della murana diventa veicolo di ricordi, di valori, di uno stile di vita puro, incontaminato, simbolo della vitalità della natura che si riappropria di spazi decaduti e della vita che resiste “come un pensiero ostinato” per dirla con le parole di Montale: il pensiero ostinato in Ugo Betti è la sua città d’oro, piena di crepe tra le quali altrettanto ostinate volgon l’erbe murarie (da Sera in via Cisterna).

Lo scorso giovedì 4 giugno, presso l’auditorium dell’Istituto comprensivo Ugo Betti di Camerino, alla presenza delle istituzioni cittadine, la giuria del Premio Ugo Betti per i giovani, composta da Massimo Fabrizi (presidente), Paola Porfiri, Giuseppa Santancini e Gabriele Carnevali, ha selezionato con estrema cura e professionalità gli elaborati provenienti dalle Scuole della regione Marche ed ha attribuito i premi previsti nelle tre sezioni: produzione artistica, letteraria e multimediale per i tre ordini di scuole.

In linea con le riflessioni di Ugo Betti, il nostro studente della classe V B del Liceo Scientifico, Riccardo Marchetti, ha vinto il primo premio della sezione letteraria con un testo dal titolo “Kintsugi-Oro nelle mura”. Questa la motivazione: Da esseri imperfetti che creano, inevitabilmente, cose imperfette che il tempo e gli eventi renderanno ancora più imperfette e (apparentemente) fragili, sorge la speranza, per cui le cicatrici delle mura e dell’anima vengono rinforzate con la polvere d’oro. Il dettato narrativo, evocativo e metaforico, fa riferimento al concetto giapponese di wabi-sabi. E’ quindi in questo “resistere” della città, delle sue mura, dei suoi mattoni e della sua gente che sta il senso profondo che fa orgogliosamente dire “sono ancora qui”.

Con “Lettera a Ugo Betti”, Asya Salman, la nostra studentessa della classe IV B del Liceo Scientifico, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della menzione Domenico Cavallaro, prevista nel bando per commemorare la figura di un appassionato cultore delle opere di Ugo Betti e promotore del Premio per la drammaturgia nel lontano 1965. Questa la motivazione: Dove è la mia città, dove è la vita, dove sta l’umanità? Sono questi gli interrogativi che il testo, che suscita un profondo rovello interiore e pone il lettore davanti allo specchio reclamando la sua empatia, mette in piedi. Cosa ne è dell’Uomo? Di fronte al martirio quotidiano a causa delle guerre sparse per il mondo, questa prosa scava nei gangli vitali del lettore, tocca le sue più recondite corde e lo pone di fronte alle proprie responsabilità civili, civiche ed umane.

Segnalata anche l’opera multimediale di Ludovica Perali, la nostra studentessa della classe III A ITC  dal titolo “L’erba della Murana perduta”, un elaborato mediante il quale si è immersi in una dimensione realistica ed onirica al tempo stesso, particolarmente efficace nel trasfigurare l’atmosfera mitica e trasognata dei testi di Ugo Betti.

 Con 125 elaborati, di cui 5 provenienti dalla scuola primaria, 56 dalla scuola secondaria di primo grado e 64 dalla scuola secondaria di secondo grado, Il Premio Ugo Betti per i giovani, nato da un’idea del Preside Prof. Franco Sagratini nel 1987, mantiene una vitalità crescente e si alimenta delle numerose attività organizzate dal Centro Studi sotto la guida del Direttore tecnico-scientifico Prof. Francesco Rosati. Il Centro Studi infatti, composto da Angela Amici, Carla Carotenuto, Sonia Cavirani, Roberto Lucarelli (sindaco), Antonella Nalli (assessore alla cultura) e Donatella Pazzelli (segretaria) è particolarmente attivo nel promuovere valorizzazione, ricerca e divulgazione della figura e della opere di uno dei più complessi e raffinati intellettuali del Novecento. Attraverso una intensa politica culturale che prevede attività convegnistica, riedizioni di opere commentate, letture sceniche, passeggiate letterarie nei luoghi bettiani, il Centro Studi si propone l'obiettivo di sottrarre la figura di Ugo Betti a una memoria puramente accademica, restituendone l’attualità tematica e la statura internazionale sia agli studiosi sia al grande pubblico.

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