Progetto 'Millecolori'

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Nel mese di aprile 2026 noi studenti delle classi quarte e quinte del Liceo delle Scienze Umane abbiamo vissuto un’esperienza che difficilmente dimenticheremo. Per alcuni pomeriggi ci siamo recati al centro socio-educativo e riabilitativo “Millecolori” di Camerino, un luogo in cui persone con disabilità trascorrono le loro giornate svolgendo pratiche pensate per favorire la socializzazione, l’espressione e il benessere personale.

Per cominciare, siamo stati accolti dagli educatori che, dopo una breve presentazione collettiva, ci hanno illustrato le varie attività quotidiane organizzate per gli utenti come il calcio, la danza, il teatro, la musica e la cucina. Siamo poi stati divisi in gruppi per partecipare a laboratori differenti: è stato importante che potessimo prendere parte in prima persona a tali attività, in modo da conoscerci più profondamente e capire come rapportarci con gli ospiti nel migliore dei modi.

In uno dei laboratori ci è stata proposta una pittura collettiva molto particolare: ci è stato chiesto di dipingere utilizzando la mano che non usiamo abitualmente. Questo semplice cambiamento si è rivelato una sfida che ci ha fatti sentire impacciati, quasi frustrati nel non riuscire a controllare i movimenti come avremmo voluto. Ciò ha generato in noi un senso di difficoltà che ci ha permesso di riflettere a fondo su quanto anche le azioni più semplici possano diventare complesse per chi vive una condizione di disabilità. Allo stesso tempo, però, è stata un’attività liberatoria e formativa, in quanto ci ha insegnato ad accettare l’imperfezione del risultato finale e a collaborare comprendendo che il vero obiettivo era proprio quello della condivisione.

Un altro laboratorio svolto ha riguardato la LIS, la Lingua dei Segni Italiana: consisteva in esercizi pratici e momenti di interazione nei quali abbiamo scoperto un modo completamente diverso di comunicare. All’inizio ci siamo sentiti spaesati a causa della mancata possibilità di utilizzare la parola, poi però abbiamo colto la grande portata del linguaggio non verbale. Tutto, sia i gesti che le espressioni, contribuivano a creare un dialogo autentico capace di abbattere le barriere comunicative per costruire relazioni inclusive.

Successivamente, in un clima sereno e spontaneo, abbiamo realizzato insieme delle carte storiche che ci sarebbero poi servite per “sfidarci” in un gioco basato sull’abilità di collocare cronologicamente degli eventi. La finalità di questo intervento formativo era quella di aiutare gli ospiti del centro a visualizzare lo scorrere del tempo, inserendo fatti passati e presenti in una dimensione spazio-temporale concreta.

Un gruppo si è dedicato ad attività manuali e ludiche: insieme ai ragazzi del centro abbiamo realizzato decorazioni con la pasta di mais e condiviso momenti piacevoli attraverso semplici giochi da tavolo. È stata un’occasione preziosa per riscoprire il valore dei lavori manuali, che stimolano la creatività e favoriscono relazioni spontanee ed autentiche. Ci siamo pure divertiti con alcune partite a biliardino, formando squadre miste tra noi studenti e gli ospiti.

Un altro gruppo, invece, si è cimentato in un laboratorio teatrale, un’esperienza coinvolgente e ricca di significato. Attraverso esercizi di immaginazione, abbiamo esplorato sensazioni diverse fingendo di muoverci su superfici insolite come nuvole, colla, fuoco o chiodi. In seguito abbiamo lavorato a coppie, sperimentando la collaborazione e la fiducia reciproca: ad esempio uno di noi era “scultore” e l’altro “statua”; insieme abbiamo dato vita a forme e posture, in un dialogo silenzioso fatto di ascolto rispetto.

Al termine delle attività ci siamo riuniti tutti per un momento di condivisione, durante il quale abbiamo potuto riflettere sulle esperienze vissute. Nonostante il tempo trascorso al centro sia stato relativamente breve, è stato sufficiente per lasciarci qualcosa di profondo. All’inizio qualcuno di noi si sentiva incerto o un po’ intimorito di fronte a una realtà nuova e poco conosciuta. Tuttavia, con il passare del tempo, ogni esitazione ha lasciato spazio alla serenità, alla partecipazione e persino all’entusiasmo. I ragazzi del centro si sono dimostrati accoglienti, spontanei e pieni di energia, capaci di trasmettere emozioni autentiche.

Durante il nostro percorso di studi in scienze umane ci siamo trovati molto spesso a parlare ed affrontare in modo teorico temi quali l’inclusione, l’empatia e le varie relazioni educative. Questo progetto ci ha permesso di trasformare lo studio in qualcosa di concreto, tangibile e profondamente significativo. Abbiamo compreso come il gioco sia uno strumento essenziale per la socializzazione in ogni fascia d’età, a partire dall’infanzia fino all’età matura, e come l’apprendimento possa essere adattato e reso accessibile a tutti, indipendentemente dalle condizioni individuali.

È stato anche interessante osservare l’intervento educativo degli operatori, che ci hanno mostrato cosa significhi lavorare con dedizione e rispetto, mettendo sempre al centro la persona e i suoi bisogni. Infine, abbiamo scoperto come gli ospiti condividano le nostre stesse passioni e come affrontino la quotidianità con qualche sfida in più, ma con una determinazione che a volte a noi manca.

Possiamo quindi affermare che da questa esperienza abbiamo acquisito grandi valori e, soprattutto, la consapevolezza che la diversità non è un limite, bensì una ricchezza. Abbiamo capito che includere significa riconoscere l’unicità di ogni individuo. Per noi è stata una grande occasione per conoscere una nuova realtà legata ad uno dei tanti sbocchi professionali a cui questa scuola orienta. Sono stati dei gran bei pomeriggi da trascorrere tutti insieme. Siamo tornati a casa con il cuore pieno di sorrisi, risate e calore, ma soprattutto con la speranza di aver lasciato un segno, anche se piccolo, in ogni persona lì presente.

 

Chiara Bargiacchi (4°A SU)

Tutta la classe 4°B SU

Irene Cinti, Sara Reti (5°A SU)

Gloria Boncagni, Francesca Rinaldi (5°B SU)

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